Disboscamento in alveo

C’è preoccupazione, a Sernaglia della Battaglia e in alcuni comuni limitrofi, per i possibili interventi non rispettosi della biodiversità e del paesaggio, né utili, di disboscamento dell’alveo del fiume Piave: potrebbero ripetersi tagli non giustificati come già avvenuto negli scorsi mesi (vedi foto), sottolinea il circolo Legambiente di Sernaglia. 

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Il Genio Civile di Treviso ha dato in concessione ad un’azienda boschiva, al fine di mitigare il rischio di alluvioni, il lavoro di diradamento dei boschi golenali. L’azienda è intervenuta nell’inverno del 2015 nella zona del Passo Barca di Falzè, operando tagli in difformità rispetto a quanto pianificato: è stata rilevata la non osservanza di alcune prescrizioni comunicate dal Settore Forestale Regionale, per cui la ditta è stata effettivamente multata.

Questo stesso soggetto, lo scorso giugno, ha ottenuto la proroga della concessione dei lavori di disboscamento fino al 31 dicembre 2024, nelle golene demaniali dei comuni di Sernaglia, Susegana, Santa Lucia, Mareno e Cimadolmo in una superficie di circa 847.000 metri quadrati.

A marzo 2016 un secondo intervento di disboscamento, per Legambiente Sernaglia, è avvenuto nuovamente senza rispettare la specificità naturalistica dell’area. Si attende ora che le autorità verifichino l’operato della ditta. Sono state tagliate piante molto lontane dall’alveo del fiume, che quindi non costituivano ostacolo al deflusso delle acque in caso di piena, le ceppaie delle piante abbattute non presentano la “marchiatura” che ne autorizza il taglio e per trasportare i tronchi sono state aperte nuove strade che hanno danneggiato il sottobosco e la piccola fauna. Le ramaglie residuo di lavorazione non sono state completamente raccolte entro la chiusura del cantiere e le piante nelle isole in mezzo al letto del fiume, queste sì, pericolose in caso di piena perché facilmente sradicabile, sono ancora lì, da anni.

Legambiente Sernaglia si chiede anche come mai – visto che i tempi ci sarebbero data la proroga al 2024 – non viene fatto un bando pubblico per l’assegnazione dei lavori e propone che la gestione dell’alveo sia affidata a soggetti che vivono in prossimità, che possono fare interventi mirati e corretti, rispettosi della biodiversità e del paesaggio.


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