Un vigneto nel fiume

C’era una volta un orto botanico affacciato sul fiume, a Ponte di Piave. Oggi un’erosione incontrollabile l’ha portato via. Com’è stato possibile? E di chi è la responsabilità?

 

L’ingegner Romano Mazzariol si è occupato sin dall’inizio di questa vicenda, rilevando gli interventi attuati dall’uomo e le successive trasformazioni. Tutto è iniziato nel 2004, quando un’area di diversi ettari attigua all’orto botanico di proprietà comunale è stata oggetto di una bonifica agraria. L’allora sindaco di Ponte di Piave Gianni Marin aveva cercato di opporsi facendo ricorso, ma senza successo: se in un primo momento il TAR del Veneto aveva accettato le motivazioni che evidenziavano la pericolosità della bonifica, poi il TAR del Lazio aveva invece rigettato il ricorso. E così nell’alveo oggi c’è un vigneto.

La bonifica si è conclusa nel 2005: in pratica un profondo materasso di ghiaia è stato portato via e sostituito con materiali limosi sciolti, facilmente aggredibili dalla corrente. Intanto, con la motivazione della “sistemazione idraulica” o della “regimazione del fiume”, sono stati asportati in questi decenni enormi volumi di inerti dal letto del fiume: a valle dell’orto botanico negli ultimi anni è stato estratto almeno un milione di metri cubi di ghiaia, innescando l’erosione delle rive e aumentando la velocità delle correnti, che così con le piene riempiono più rapidamente l’area golenale. Le rive, erose, sono state trascinate a valle, trasformandosi in altre ghiaie da asportare, sempre per la causa della “sicurezza idraulica”.

Già nel 2006, rileva Mazzariol, l’attacco erosivo delle rive dell’orto botanico appariva inarrestabile. Nel 2010 iniziava l’erosione dell’area a vigneto, proprio quella che era stata oggetto di bonifica. Tra il 2012 e il 2013 l’erosione spostava l’alveo del fiume per una profondità di un centinaio di metri all’interno della golena, inghiottendo buona parte dell’area boscata dell’orto botanico. (A questo link si può vedere l’avanzare dell’erosione)

E i vigneti, trascinati in alveo, hanno distribuito nel letto del fiume migliaia di pali in plastica, chilometri di tubi in polietilene per l’irrigazione e grovigli di fili d’acciaio: per Mazzariol questi sono i “nuovi reperti” del conflitto contemporaneo in corso sul Piave per lo sfruttamento delle risorse naturali.

A oggi non si è ancora pensato di ripulire l’area da questi rifiuti, che, trascinati a valle dalle correnti impetuose del fiume, potrebbero causare conseguenze gravi nell’area a maggiore rischio idraulico del fiume, potendo interessare anche i ponti. Nel frattempo, non è stata imposta nemmeno una fascia di rispetto tra la riva e i vigneti, destinati a collassare in fiume.

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